"Te piace o' presepio?" chiede Eduardo De Filippo in “Natale in casa Cupiello”. Lui, il padre di famiglia, sembra l’unico ancora legato alle tradizioni natalizie. Ma i figli sono oramai grandi, non hanno più bisogno di sognare guardando il presepe e soprattutto hanno altro per la testa. Così il povero padre si ritrova a costruire “o’ presepio” più per se stesso. “Questo natale si è presentato come comanda Iddio. Co' tutti i sentimenti si è presentato!” si ribella Eduardo al figlio Tommasino che non fa che ripetergli: “Nun mi piace 'o Presepio! Mo vedimo! Dint' a casa, ogne cosa ca succede s'a'a pigliano cu' me”.

Eduardo De Filippo ci aveva visto lungo, il nostro paese è la culla delle tradizioni, non c’è dubbio! Noi italiani abbiamo una tradizione per qualsiasi cosa, figuriamoci per il Natale. Ogni regione ne ha una diversa, ma che dico, ogni città ha il suo folklore, i suoi piatti tipici e le sue usanze. Anzi, mi correggo, anche di paesino in paesino le cose cambiano.

Se non vi viene in mente nulla, forse è il caso di iniziare con l’Abc del Natale Made in Italy!

Il presepe come lo conosciamo noi, quello con tutto il corredo di grotta, la santa famiglia e l’angelo in cima, e tutti i pastori e le pecore che vanno incontro al bambinello, quello che fate ogni anno, dovete sapere che è opera di San Francesco d’Assisi.

La storia andò più o meno così: un uomo di nome Giovanni da Greccio incontrò Francesco e gli chiese cosa poteva fare per seguire le vie del Signore. Francesco gli disse di prepararsi e preparare il Natale. Giovanni pensò bene di costruire una stalla, la riempì di fieno e ci mise dentro un bue e un asinello. Era il Natale del 1223 e il fraticello chiamò a raccolta pastori veri e contadini, che si presentarono pieni di doni per il Bambinello. Francesco chiamò anche un sacerdote e fece celebrare una messa di Natale molto intensa. Dopo il canto del vangelo si narra che il fraticello stesso si sentì come un bambino e iniziò a balbettare, proprio in quel momento dentro la mangiatoia apparve un bellissimo bambino addormentato.

Da allora ogni italiano ha preparato religiosamente il suo presepe e ha aspettato la notte di Natale per riporre il Bambinello nella mangiatoia. Con l’Epifania, che tutte le feste porta via, arrivano anche i Re Magi.

“La Befana vien di notte con le scarpe tutte rotte, il cappello alla romana viva viva la Befana!”. In principio era lei: naso grosso, gonnellone scuro, grembiule con i tasconi, lo scialle bucato, ciabatte consumate, fazzoletto in testa il tutto rattoppato con stoffe colorate. Di certo la Befana era la regina del patchwork! Ovviamente non può mancare la scopa di raffia e un bel scacco di dolciumi per i buoni e carbone per i cattivi. All’epoca Babbo Natale non se lo filava nessuno!

Ovviamente le sue origini provengono da credenze popolari e tradizioni cristiane. La Befana porta i doni come fecero i Magi con Gesù bambino. Così nella notte tra il 5 e il 6 di gennaio lei passa volando sopra i tetti e distribuisce nelle calze appese giocattoli, cioccolatini e caramelle. La Befana non è come quel santarellino di Babbo Natale, che beve latte e biscotti, alla signora dei dolciumi è tradizione lasciare mandarini e arance, con un bel bicchiere di vino perché possa rifocillarsi. Secondo la tradizione lei lascerebbe un’impronta di cenere nel piatto. Una donna di sostanza la Befana!