Mangiandola il nostro corpo assume: vitamina A, ferro, calcio e magnesio. Ne vendiamo cinque milioni al giorno, 56 milioni a settimana, 1,6 miliardi l'anno. C'è chi la mangia a colazione,per uno spuntino mattutino, o a pranzo, ma sono solo l'8% degli italiani, chi la preferisce per cena, il 75%. Stiamo parlando proprio di lei, la portabandiera della cucina italiana: la Pizza.

E quindi non c'è da stupirsi se nel nostro Paese, da nord a sud, esistono 25 mila pizzerie con servizio al tavolo e altre 25 mila take away. Un vero e proprio arcipelago dell'universo pizza in Italia. I dati emergono dall'Osservatorio prezzi Fipe di Confcommercio che ha analizzato un settore anticiclico come quello delle pizzerie, che non risente della crisi economica. Un fatturato che sfiora i 9 miliardi di euro l'anno e da occupazione a 240 mila persone.

Il dato divertente da analizzare è la geografia dei prezzi della solita “pizza e birra”: la più cara si mangia a Milano con un prezzo medio di 10 euro, mentre la meno cara è a Napoli dove la stessa pizza e la stessa bibita fanno arrivare lo scontrino a 6, 90 euro. Una differenza di 3 euro. A Roma invece pizza e birra vi costeranno in media 9,17 euro, mentre a Torino si scende di 10 centesimi, con 9,08 euro. A Palermo, invece, mangiare una pizza costa 7,53 euro.

Non fatevi ingannare dal detto “come mangi spendi”, perché la variabilità dei prezzi non dipende semplicemente dal costo delle materie prime, ma da una molteplicità di fattori riconducibili alla struttura dei costi complessivi delle pizzerie e alle caratteristiche dei mercati locali. E poi cambiano di città in città. Esiste la classica pizza napoletana, la pizza romana, quella barese, siciliana, genovese, marchigiana. Può essere tonda, al metro o alla pala. Cotta al forno a legna, oppure nella teglia e anche fritta.

Ma quella che tutti ci chiedono è sempre la pizza napoletana dall'impasto alto i cui ingredienti sono definiti nella norma Uni 10791 del 1998.

La pizza napoletana verace è tonda, pasta morbida e bordi alti. Il rigonfiamento del così detto cornicione è dovuto all'aria che nella manipolazione della pasta si sposta verso l'esterno. Nota particolare è che nell'impasto classico napoletano non è ammesso nessun tipo di grasso: solo acqua, farina, lievito e sale.

Inoltre la più stretta tradizione campana prevede solo 2 tipi di pizza: Marinara, con pomodoro, aglio e origano; pizza Margherita, con pomodoro, mozzarella a listelli, oppure mozzarella di bufala campana Dop, basilico e olio extravergine di oliva.

La pizza verace si cuoce esclusivamente in forno a legna, perché come dicono i pizzaioli napoletani: “la pizza nel forno a legna la guardi mentre cuoce, la vedi, la muovi, controlli la cottura e la guardi mentre cresce, la accompagni… se la metti in un forno elettrico la chiudi li dentro, come se fosse morta”.